L’onore ritrovato – Parte 1

La vicenda dei 47 rōnin: una spaccato storico-culturale dell’era Genroku a cavallo tra impatto sociale e risonanza letteraria.

Iniziamo, oggi, un lungo viaggio che ci riporterà indietro nel tempo, precisamente ai tempi dell’era Genroku, un’importante fase di passaggio e di riforme culturali della storia pre-moderna del Giappone, agli albori del XVIII seco (primi anni del ‘700).

Una storia che verrà ripartita in una serie di articoli dedicati alla scoperta di un’etica cavalleresca perduta e dell’onore ritrovato, attraverso le vicende legate alla pena capitale inflitta ad Asano Naganori, daimyō di Akō, e della vendetta perpetrata dai suoi fedelissimi per riscattare il nome del loro signore. Un caso mediatico che sconvolse l’opinione pubblica dell’epoca, tanto che l’impatto sociale lasciato dagli eventi rieccheggiò per decenni nell’immaginario popolare attraverso opere letterarie e rappresentazioni teatrali per giungere – seppur in un certo senso mitizzata – fino ai giorni nostri.

I seguenti articoli sono estratti di una ricerca condotta anni fa in occasione di un ciclo di seminari culturali incentrati sulla storia militare del Giappone feudale e includono alcune chiavi di lettura dalle fonti più autorevoli del settore, tra cui Donald Keene, Adriana Boscaro, Edwin O. Reischauer, Ruth Benedict, Ivan Morris, Yukio Hattori, Yamamoto Hirofumi più alcune considerazioni e documentazioni fotografiche personali raccolte durante i miei viaggi di ricerca in Giappone.

La Vicenda

Nei primi mesi del 14° anno dell’era Genroku 元禄 (1701) durante una cerimonia tenuta nel castello di Edo, (siamo nello shogunato di Tokugawa Tsunayoshi), Asano Takuminokami Naganori, signore di Akō, sguainò la spada e ferì il maestro di cerimoniale, tale Kira Yoshinaka.

Asano era il daimyō incaricato di intrattenere una delegazione imperiale proveniente direttamente da Kyōto, ma data l’inesperienza nel gestire una tale situazione, egli fu affidato alla guida di Kira Kōzukenosuke Yoshinaka, maestro di cerimoniale.

Pare che Kira avesse chiesto un lauto compenso per la prestazione di tale servizio; compenso che il signore di Akō non era disposto ad offrire, considerandolo un servizio pubblico ordinato direttamente dallo shōgun, e che pertanto gli spettava di diritto, date le circostanze.

A tale mancanza Kira reagì inveendo verbalmente su Asano e umiliandolo pubblicamente, nel mezzo del corridoio dei pini (Matsu no Ōrōka 松之大廊下) del castello di Edo.

Riproduzione in scala del Matsu no Ōrōka松之大廊下, il corridoio dei pini del castello di Edo, teatro della tragica vicenda. Foto: Honmaru Ohiroma. CC3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/)

Esaurita la pazienza e non potendo sopportare ulteriormente un simile oltraggio, Asano Naganori sguainò la spada e, colto dall’ira, attentò alla vita di Kira, ma essendo trattenuto dai presenti riuscì a procurargli solo delle ferite superficiali.

La vicenda non mancò di creare scalpore nella capitale: estrarre la spada nel castello, infatti, era severamente vietato dalla legge, per non parlare di usarla contro un alto ufficiale.

La decisione fu repentina e l’ordine provenne direttamente dallo shōgun: Asano Takuminokami Naganori fu condannato a morte per seppuku.

I suoi beni e i terreni furono confiscati e i suoi guerrieri divennero così dei rōnin.

Rispondendo all’appello di uno dei guerrieri più fedeli ad Asano, Ōishi Yoshio Kuranosuke, un manipolo di soldati si riunì per vendicare Asano, cospirando contro Kira Yoshinaka per portare a termine quello che il loro signore non era riuscito a fare: ucciderlo.

I soldati (che all’inizio erano circa una sessantina, ma dei quali alla fine ne rimase poco più che una quarantina) si finsero gente comune, mercanti e artigiani, per eludere i sospetti di Kira di una possibile rappresaglia da parte dei fedelissimi di Asano.

Kira, infatti, dopo l’accaduto decise di barricarsi nella sua villa e di circondarsi da un numero di guardie del corpo fuori dal comune, come precauzione per possibili attentati.

Kuranosuke scelse la via più ardua, fingendosi un ubriacone sbandato per quasi due anni, facendosi notare nei quartieri di piacere, dormendo sotto i ponti e facendosi prendere a calci dalla gente dei bassifondi.

Si narra che un samurai della provincia di Satsuma alla vista di Ōishi, lo insultò e gli sputò in faccia, disgustato dalla vista di un guerriero che aveva perso onore e dignità in modo così deplorevole.

Poi, in una notte di neve, l’attentato. Era il 14° giorno del 12° mese del 15° anno dell’epoca Genroku, e cioè la notte del 30 gennaio 1703.

Kira aveva finalmente deciso di potersi lasciare alle spalle l’accaduto e aveva licenziato buona parte delle guardie del corpo assunte per proteggerlo.

Dopo aver affrontato le guardie, il manipolo di soldati in assetto da guerra (erano armati di lance, spade, scale, corde e tutto l’occorrente per un azione bellica) scovò Kira che, datosi alla fuga alla notizia dell’irruzione, si era nascosto nel palazzo.

Ōishi concesse a Kira la possibilità di commettere seppuku, ma al rifiuto di questi, i rōnin di Akō decisero di decapitarlo seduta stante.

Seguì una processione fino al Sengakuji, per offrire in dono la testa di Kira sulla tomba di Asano Naganori.

Dopodiché, i rōnin, consci di aver infranto le leggi, seppur per una causa che ritenevano giusta (mostrare lealtà incondizionata al loro signore vendicando il torto subito che gli causò la morte) scelsero di consegnarsi direttamente alle autorità, in attesa di un verdetto. I samurai scelsero tale via per dimostrare che non intendevano recare offesa alcuna allo shōgun o alle autorità, e che la loro azione era dettata semplicemente dal giri e non avrebbe avuto ulteriori ripercussioni.

Kuranosuke Harakiri no Zu 内蔵助腹切りの図. Raffigurazione degli ultimi istanti di Oishi, tra i paraventi bianchi, prima del seppuku. Alla sua destra è possibile notare il kaishakunin pronto con la spada alzata sopra la testa.

I rōnin di Akō furono presi e messi sotto custodia. Dopo una lunga discussione che vide partecipi diverse autorità provenienti anche dal mondo accademico confuciano, fu scelto di condannare i samurai a morte per seppuku. La vicenda non mancò di sollevare clamore e nuove discussioni negli anni successivi.

Nella prossima puntata: La cultura dell’era Genroku e il governo Tokugawa. Non dimenticate di iscrivervi al blog per non perdervi tutti i prossimi aggiornamenti!

2 risposte a "L’onore ritrovato – Parte 1"

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